Cibo dell'anima parte II

Attraversando il cortile fuori del refettorio Ambrosiano, con in mano un cartone con la spesa, incrocio Massimo Bottura che parla al cellulare. Mi domando quante cose frullino per la testa di quell'uomo così trascendentale.
Tutti cerchiamo la trascendenza. Ogni uno a modo suo. Tutti vogliamo la plenitudine. Chi lo cerca nel denaro, nel piacere sessuale, nel dovere compiuto. A quale scopo servono denaro, piacere e dovere compiuto?
Trascendere nel significato originario latino è detto di colui che “passa il limite”, non si contiene. Chi non vorrebbe trascendere nell'amore?
Credo che Bottura trascenda nell'amore. Credo che in qualche modo la vita gli abbia insegnato questo.
Lui che mescola la gastronomia italiana tradizionale con l'arte, sta portando al Refettorio il suo sapere; e i suoi amici: gli chef più importanti al mondo, a cucinare per le persone meno fortunate.
Sentirlo parlare in una convention è percepire nell'aria vibrazioni energiche. Parla di cibo attraverso l'arte e la storia. La globalizzazione di tutto questo trascende a qualsiasi stereotipo spaghettaro. Serve all'Italia per mostrare al mondo la sua bellezza attraverso il cibo. Bottura sa toccare le corde del cuore mentre mastichi. Il cibo scende giù per la gola e ti rendi conto che abbiamo un nostro eroe del cibo, che può cucinare qualsiasi cosa e dire qualsiasi cosa. Perché trascende.
Oltrepassare la porta d'ingresso del Refettorio, un ex-teatro degli anni Trenta, annesso alla parrocchia di San Martino è come essere accolti da Dio.
L'arredamento con oggetti di design è fresco, la gente è di buona volontà e ti sorride.
Alexandra Forbes lascia per un momento in lavoro al pc e mi presenta agli altri.
Lo chef David Hertz è in cucina con Diego, ex allievo di Gastromotiva, Katia e Bia, madre e figlia, nonché cuoche dei ristoranti Aconchego Carioca.
Mi sono mossa un po' incerta, cercando di inserirmi nel team come persona utile. L'ultima cosa che vuole un cuoco entrando in altrui cucina, è fare la fine del corpo estraneo con tutti gli anticorpi contro.
Dopo aver dato forma al pane assieme a Diego, già mi sentivo a mio aggio con tutti: per me partecipare è condividere, emozionarmi.
Servire l'altro è servire Dio. Cosa che mi rende grata e felice.
Il cibo è sacro e quello fatto al Refettorio Ambrosiano, è emozionante. Li si sente la presenza di Dio a tavola, nell'onore che è fare un piatto, toccare un ingrediente. L'onore di esercitare la gentilezza,  
La caritas è un luogo in cui le persone vengono aiutate a pensare di se stessi il meglio.
Quando qualcuno ti guarda negli occhi, ascoltando assieme a te le tue paure, ti alimenta l'anima.
Più spaventoso di quello che gli altri pensano di noi è quello che noi pensiamo di noi stessi.
Per sconfiggere la paura, bisogna sapere di non essere più soli. Io stessa ero li perché volevo continuare a pensare il meglio di me stessa.
Voglio amarmi e trascendere amando gli altri.
La nostra vita non riguarda solo noi. Ci sono molte altre persone che possiamo guardare negli occhi, per riportare a loro se stessi. Tutti quanti veniamo da qualche parte. Tutti abbiamo una biografia. Tutti costruiamo col nostro esistere. Non ci riguarda soltanto il successo individuale, ma anche il successo della collettività.
Non solo di pane vive l'uomo, ma anche del bello che alimenta l'anima. Con l'anima saziata possiamo ancora credere che la vita sia bella.
Alcuni posti nel mondo sono magici, e quel posto ha una energia di rigenerazione dell'anima. In quel spazio mi sono sentita protetta. Ho lavorato col cibo e ne sono uscita sazia.
C'è anche il video, in cui ho vlogato sia il pellegrinaggio viaggio, che il back stage:

Mary Valeriano

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