Cena Brasiliana e il mondo fuori dalla mia cucina


Adoro le sfide.
La settimana scorsa la mia sfida è stata una cena brasiliana. Anche per me che in Brasile ci sono nata, rappresentare gastronomicamente un paese cosi grande è eccitante, complicato, bello.
La cena è stata a Milano per la rivista La Cucina Italiana, dove ho concluso questa avventura partita mesi fa, dall'invito dalla mitica Nerina di Nunzio, organizzatrice di molti eventi interessanti nel panorama enogastronomico italiano.
Prima di accendere i fornelli, sono partita a tavolino, creando un menu che non scioccassi il palato italiano con troppe spezie. Inoltre ho voluto che in ogni portata ci fossi un prodotto che segna l'identità gastronomica del Brasile, la mandioca, tubero che si prepara da Nord a Sud del paese nei modi più svariati. 
Ho scelto di preparare escondidinho de carne seca e mandioca come apri pista, susseguito da moqueca di pesce, con i suoi dovuti contorni.
Fra i vini da abbinare, il mio cuore era tutto per il rosè veneto di Le Vigne di San Pietro, che fra l'altro ha un nome brasiliano: "Cor de Rosa". 
Ho preparato dolcetti di provenienza della cucina povera brasiliana: canjiquinha e cuscuz de tapioca con dolce di latte, per accompagnare il caffè di Massimo Bonini, che ha chiuso la cena  estraendo Cautai Rosso, con una attrezzatura particolare eseguita in sala tipo un'alchimista. 
Ah! Non contenta della complessità del tutto, ho infilato fra la portata iniziale di carne e il piatto principale di pesce, un sorbetto al
rosmarino, abbinato all'ananas, perline di tapioca e aceto balsamico di Modena. 
Confesso che ho una mente contorta nell'immaginare gli abbinamenti dei sapori. Assemblare ingredienti, equilibrare sale, dolce, amaro e acido, richiede un focus solitario che mi stimola a andare quasi oltre. 
Non ho scelto nulla di facile, ma appositamente cibi, che dall'inizio alla fine sorprendessero i commensali. 
Sono una cuoca, quello che voglio è incantare. Sedurre gli altri attraverso il palato. 
Quello che voglio ad ogni portata è che avvenga l'incantesimo di portare agli altri il piacere attraverso il cibo.
La felicità arriva solo se sapiamo quello che vogliamo, se riconosciamo il nostro proprio prestigio cerebrale, anche quando non riconosciuto dal sociale, perché il sociale spesso è assuefatto.
Il sociale del mondo gastronomico è al maschile, dove le donne osano poco. Siamo anche in poche, per questo e per altro, adesso il mio focus è capire a quanto stia il mio prestigio cerebrale. Cosa fare dei miei talenti, e di questo mio amore per nutrire gli altri. Come continuare ad alimentare in me questa voglia di incantare, sedurre attraverso il palato, per vedere che a pasto finito la gente abbia ancora voglia di mangiare da me, ovunque io sia.


Mary Valeriano

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