Salvare io mondo o salvare noi stessi?

Il mio personale concetto di salvare il mondo consiste in salvare il mio proprio mondino, avvolgendomi di gioia e bellezza. Vi giuro che non è egoismo. Voglio passare agli altri la conoscenza delle materie prime parlando di pane, il cibo della condivisione, dell'amore e della gioia di vivere. 
Tenere un laboratorio di panificazione e donare pasta madre è per me un momento magico. 
Visto che non saprei come riforestare il mondo o cose del genere, mi piace contribuire con gli altri essere umani insegnandogli ad auto prodursi il proprio pane.
Mi rende felice condividere la conoscenza del cibo buono, meraviglioso, gioioso, pulito e giusto, ma sopratutto vorrei che le persone capissero come funzionano gli ingredienti per creare da se le proprie ricette e sentirsi libere di panificare in allegria.
Questo pensavo mentre il pomeriggio del Sabato 5 Luglio, guidavo verso Torre di Oriolo dei Fichi per una delle mie collaborazione con Slow Food della Romagna. Era la mia seconda volta li. Chi vuole sbirciare la precedente c'è tutto raccontato qui.
Avevo lasciato la Mary-tribù i miei dipendenti a chiudere il servizio di pranzo e andavo incontro ad un'altra lezione di panificazione. Mi piace incontrare nuove facce incuriosite dal mio blaterare di pane. 
Vi confesso che adoro sciogliere i nodi degli enigmi panificatori altrui. Amo le conversazioni sui grani antichi permeate dai perché e dei per come, che ci portano a conoscere meglio ciò che mangiamo. 
provo affetto per le persone che ponendomi i propri dubbi, mi hanno aiutata a imparare tanto di quel poco che so sul pane.
La mia curiosità mi ha portata, da sempre, a interessarmi di cibo, per questo sono innamoratissima di questa pazza gente di Slow Food, indaffarata nel ridisegnare il territorio culinario (mondiale) in base alla tipicità degli alimenti che li si produce.
Quel pomeriggio era la festa delle condote slow Food della Romagna.
Ho parcheggiato sotto un ciliegio, la macchina piena di attrezzi, pasta madre, pane, impasto... Armata della mia mega palla da infornare (che sbadatamente non ho poi riportato a casa e prima o poi dovrò recarmi da Roberta a riprenderla)Roberta, la organizzatrice, mi ha presentato Carlo, un signore che arrivato dai campi, si era appena fatto la doccia, profumava di buono e mi ha affiancato nella gestione del forno, insomma il mio "valletto". Élogico che da subito ho adorato Carlo. Il suo essere contadino lo colloca di diritto nel mio personale olimpo delle Very Important People. Abbiamo sistemato la postazione, controllato le brace del vecchio forno a legna e partiti col laboratorio.
Per un'ora e mezza ho impastato, col grano gentil rosso dei ragazzi di Cantina San Biaggio Vecchio e spiegato pasta madre. Ho rivisto la Silvia che la volta scorsa era arrivata in bici (questa volta addiritura a piedi!) e ha scritto un post bellissimo.
Le mie lezioni sono interazioni fra me e gli altri. Non hanno nulla a che vedere con quei libroni di ricetta che mettono due giorni di fatica fra tu e il tuo pane, in modo da intontirti con regole che fra impastare e cuocere fai un ottimo lavoro e finisci per grondare di gratitudine al tizio/tizia che di ha svelato gli arcani di cosi ardua impresa, mah!!! Sarà che mi annoio facilmente. Mi hanno sempre annoiata le persone che ti si presentano come il dio-in-terra del tuo cibo. Perciò il mio intento di non annoiare il prossimo comprende il non diventare il dio-in-terra di nessuno. 
Aiuto! Andare contro corrente è quel che faccio! 
Logico che una personcina come me non potrà mai essere "normale", ma è già da un pezzo che questo non mi preoccupa più.
Quello che non mi stancherò mai di rippetere è che l'elemento principale della tua ricetta sei tu.
Finita la lezione mi hanno aiutata una coppia di "neo allievi" a risistemare le cose in macchina e nella mia poco normalità mi sono rimacinata i chilometri ritornando al risto per seguire le 70 persone che quella sera sono venuti fin qui a mangiare.  
Avrò salvato un pochino il mondo? Per niente, ma è cosi che io salvo me stessa, immergendomi in questo ricchissimo mondo cibario in cui è bellissimo esserci.

Mary Valeriano

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