Panificare è un atto di amore

Da quando ero piccola e curavo le pietanze consumate da me e i mie fratelli, ho sviluppato la “mania” di nutrire gli altri. Credo che derivi da li, questo mio piacere nel condividere ricette e metodi di panificazione. Non posso spartire il pane con tutti, ma posso dire agli altri come fare il pane, con l’intento che loro lo spartiscano.
Panificare in casa può sembrare una perdita di tempo, in un epoca in cui compriamo oggetti che ci facilitano la vita, ma panificare è un passo verso il mangiare cose che ci facilitano la vita. Un panificatore casalingo impara a riconoscere le migliori caratteristiche del pane, ricerca farine, allena il proprio palato. Chi panifica acquisisce consapevolezza del prodotto pane. Chi panifica per se va oltre (e a volte anche contro) le moine che ci propinano per farci acquistare prodotti.
Credo che panificare sia un personale processo evolutivo. Le riflessioni di quando ci fermiamo a osservare le reazioni nel’impasto con lievito madre, che non sono mai uguali, ci portano alla comprensione  degli ingredienti, dei metodi,di noi stessi… Fare il pane è anche esercitare l’intuizione.
Lo so benissimo che ci sono tantissimi panettieri molto più bravi di me e lo sa anche il panificatore casalingo di non essere il migliore. Tutti lo vogliamo fare perché è gratificante sentire il profumo di pane  che invade la cucina. Il pane casalingo non è un pane qualsiasi, fatto col bilancio del marketing, dove l’ingrediente principale è il motus operante per vendere di più. Quello che si crea a casa propria è un pane fatto con amore, magari anche con la rivincita sulla pagnotta precedente che non è riuscita tanto bene, ma nell’esatto momento in cui dall’impasto incomincia la volatizzazione delle sostanze aromatiche e le molecole odorose ti circondano, tu sai di aver tagliato un traguardo e sai anche che vorrai farlo ancora. 

Mary Valeriano

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