Il privilegio di avere il pane e il privilegio di donarlo

Riccardo Astolfi Mary Valeriano
Zeno, Riccardo e Chiara con me nell'orto a Spinello fotografati da mio figlio Filippo.


Avere cibo è un privilegio, consapevolezza che mi porta ad amare quelli che col cibo hanno il rapporto pianto-raccolgo-cucino-mangio. Mi piace anche chi per la semplicità delle idee collaborative crea positività attorno al cibo. Uno di questi è il mio amico food nerd (termine che a lui non piace mica tanto) Riccardo Astolfi , un ingegnere bolognese, che fa il ricercatore alimentare in una grande azienda e scrive di cibo con sincerità, per disperazione dei propinatori di marketing che lo inseguono offrendo fama, gloria e cibo gratis di cui parlare bene. Riccardo è il mio preferito fra i food nerd italiani.  Food nerd è un termine di Anthony Bourdayn per gli smanettoni dello web, amanti del cibo, che scovano locali e pietanze, bloggando prima che a qualsiasi critico gastronomico venga in mente di metterci piedi o bocca.
In Riccardo ho trovato qualcosina dei food writers brasiliani  che leggo, gente come la nutrizionista Neide Rigo, che scriveva di cibo prima che sorgessi il termine food blogger. Il posto di Neide è irremovibile nell’altarino dei miei food prophets (Ebbene si! Ho anche  io i miei profeti da venerare), ma tornando a Riccardo, lui con la sua lungimiranza ha incominciato a scrivere della vecchia e buona pasta madre, prima che diventasse moda e non contento, si era anche messo in testa di convincere gli italiani a regalare pasta madre a sconosciuti e di mapparli tutti in una cartina dell’Italia, che adesso è sempre più piena di puntini! In un paese in cui divisione è parola d’ordine, uno cosi dovrebbe come minimo avere una statua da qualche parte! Ecco ho detto la minchiata del post. Adesso mi sento meglio!
Pasta madreè il nome del suo blog, che è anche una delle Comunità del Cibo di Slow Food.
Come ho conosciuto Riccardo?
Qualche anno fa ho fatto una serie di video-ricette sul lievito madre e affini (diventando anche io nello web una food prophet dei panificatori casalinghi), lanciandoli nel villaggio globale, dove basta una linkata per incontrare chi ti è simile. È stato naturale conoscere il guru (non gli piace nemmeno questo termine) della Comunità (già chiamata “setta” dallo Espresso l’anno scorso). In mezzo ai fastidiosi foodbloggers haters che mi seguivano per invidiare criticare, incontrare Riccardo è stata una epifania.  È stata la sua semplice e geniale idea di condivisione a farmi sentire a casa in questa rete di volontari nata in sordina, ma che adesso è sulla bocca di tutti, come una rivelazione, anzi una rivoluzione in cui ci ho subito creduto e immediatamente condiviso la sua creatura nella mia “tubeteca”.
È stato lui a buttarmi (senza preavviso) nella mischia dei ragazzi di Slow Food della mia regione a spiegare panificazione casereccia, cosa che mi ha molto arricchito come persona.
Adesso in tanti lo imitano nei modi di professare il verbo della “Santa Pasta Madre”. Le molte adesioni al Pasta Madre Day, sono la conferma del successo di questa rete di condivisione, che prima non era mai stata pensata da nessuno.
È innegabile che questo movimento stimoli  nelle persone l’acquisto consapevole di farine per quello che sono, e non per quello che promettono di fare.
Il verbo della Comunità è panificare a casa con pasta madre, cosa che educa e allena il palato di chi è ormai assuefatto dal consumo di agglomerati di amidi mal lievitati a forma di pizza, pane e altro.
La Comunità crea connessioni fra moltissime persone, che in una azione collettiva si aiutano a fare il pane. Questa connessione del bene ci riporta tutti quanti con i piedi per terra, disincronizzandoci da modus operandi del marketing che associa l’idea di felicità a prodotti da vendere.
L’innovazione sostenibile, non sta in fare qualcosa che non sappiamo fare per migliorare il mondo, ma in pensare e fare sostenibilità con ciò che sappiamo fare. Riccardo attraverso pasta madre e pane, elementi che lui conosce molto bene, contribuisce alla sostenibilità che non è sempre crescita, ma a volte anche decrescita.
Donando lievito o piantando un albero non estinguiamo le nostre colpe, non saliamo un gradino nella evoluzione, ma la filosofia di donare pasta madre, che ha contagiato tanti, è una sana passione. La passione ci fa confondere con quello che facciamo, cosi essere un spacciatore di pasta madre è confonderci col nostro lievito e con la persona a cui lo doniamo. È guardare negli occhi uno sconosciuto e interessarsi di lui e di quello che farà col suo lievito.
Avere cibo è un privilegio, perciò teniamoci pure i nostri profeti, e ben venga il marketing del bene, ma ricordiamoci che la felicità non è sempre nell’acquisto, ma non manca mai nel donare.

Mary Valeriano

1 commento:

  1. Ottimo articolo, complimenti a te e a Riccardo, credo che la pasta madre sia una moda ultimamente, ma se la si valorizza e la si promuove in modo fatto bene come fate voi puntando sulla qualità e sulla genuinità è una grande risorsa.

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