LETTERA APERTA ALLA PAURA

Paura.
Conosco le tue manie di grandezza e lungi da me l’idea di sminuirti. Tu sei un sentimento che è l’esperienza centrale nella vita della maggior parte delle persone. A volte hai anche stoppato i miei dribbling, ma guardando me stessa con benevolenza, vedo che il germogliare di ogni mia conquista, incominciava nel’esatto momento in cui decidevo di proseguire,  nonostante il sentore della tua alitata insistente sulla nuca. Quelle volte in cui tu perdevi e io vincevo, concretizzando le espressioni del mio io e non le tue, era bello.
Anche se troppo spesso mi sono autodefinita una persona paurosa, riconosco che avventurarsi, impegnarsi, rischiare, è vivere e per vivere è necessario non avere paura.  È necessario non averti vicino. Non che io ce l’abbia con te, sentimentino impregnante e bastardo (che non sei altro). Tu permei le relazioni sociali, “favorendo” chi subdolamente gestisce le altrui paure, come corde di manipolabili marionette… Quelli che ascendono sui gradini delle paure altrui sono a loro volta guidati da qualche disegno malefico, che prima o poi le presenterà il salatissimo conto al quale non saranno al’altezza di adempiere. Tiè.
Sta ad ognuno di noi scegliere di ascendere per meriti propri, tirandoci fuori dalla condizione di marionetta-gradini per l’ascesa dei furbastri indolenti, perciò avendo pieni gli zebedei della tua presenza, ti metto al bando, sapendo che se il nostro rapporto è arrivato fin qui non è nemmeno merito tuo, ma sono stata io, che ingenuamente credendoti necessaria, ti ho portata avanti con me.
Con questo esorcismo questa lettera dichiaro la tua fine, senza paura di sbagliare, tanto se sbaglio, che male c’è?… Ci si può semplicemente stancare di te. 
In me rimarrà ancora qualche timore, solo i pazzi non temono nulla, comunque dichiaro che i tuoi servizi non sono più necessari, anzi non lo sono stati mai.
Fra noi è finita. Questo è quanto.

Mary Valeriano

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